Itinerari ad Assisi

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Assisi
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Itinerari ad Assisi

Itinerari turistici e percorsi suggeriti

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Da Piazza Santa Chiara a San Pietro

Partendo da Piazza S.Chiara, dove si può ammirare la splendida chiesa gotica, si sale per Corso Mazzini fino a giungere alla Piazza del Comune.
Si imbocca poi via S.Rufino, per ammirare la bella facciata del Duomo, e la caratteristica via di Santa Maria delle Rose fino alla Rocca Maggiore. Per scendere si può percorrere uno dei numerosi vicoli che riconducono a Piazza del Comune, da qui per via Portica, via del Seminario e via San Francesco si raggiunge la basilica. Dopo la visita si scende per via frate Elia fino a Piazza S.Pietro, per tornare a Piazza S. Chiara si possono infine, seguire le vie di Borgo S. Pietro, S. Apollinare e S. Agnese.

Sentiero Francescano

Sentiero Francescano

L'itinerario ripercorre il tragitto di 46km che San Francesco seguì per la prima volta nel 1206 d.C. andando da Assisi a Gubbio e che successivamente il Santo seguirà per lunghi tratti ogni volta che vorrà raggiungere il Santuario della Verna.
Da Assisi a Pieve San Nicolò
Partendo dall'attuale Porta San Giacomo di Assisi, ci si dirige verso Pieve San Nicolò e da lì si prosegue alla volta di Valfabbrica, fino alla località detta "Il Pioppo". La costruzione della piccola chiesa parrocchiale di Pieve San Nicolò, una struttura architettonica molto semplice a navata unica e con campanile a vela, risale agli inizi del XVII secolo. Le rovine di alcune murature perimetrali, fanno pensare ad un'organizzazione tipica delle fortificazioni ad impianto centrale, con la torre d’avvistamento situata nel mezzo dell’edificato; attualmente purtroppo non resta più alcuna traccia né delle tre porte né della torre.
Da Pieve San Nicolò a Valfabbrica
Alle porte del borgo fortilizio di Valfabbrica, la località detta il "Pioppo" segnava il confine fra i boschi ed i campi coltivati. Le leggende vogliono che, durante il viaggio, San Francesco abbia trovato ricovero nel vicino monastero benedettino, forse quello di Valfabbrica. Oggi Il prospetto principale dell'antica abbazia conserva solamente il rosone centrale e tre monofore nelle fiancate, mentre si è persa completamente la struttura absidale originale.
Da Valfabbrica a Coccorano
Da Valfabbrica si prosegue in direzione di Gubbio, passando il Chiascio e risalendo la strada sotto Coccorano. Alcuni biografi narrano che in questo tratto il frate subì un’aggressione da parte di un gruppo di briganti ed in seguito a ciò chiese accoglienza agli abitanti del posto. Si suppone, senza averne la certezza, che il frate trovò rifugio presso il vicino castello di Coccorano, di proprietà della famiglia Bigazzini di Gubbio ed amica del santo dai tempi delle sue ricchezze terrene. Questa rocca del XI secolo, insieme alle fortificazioni di Biscina e Giomici, si erge a protezione di un ampio tratto della valle del Chiascio. Se da un lato è ancora visibile la grande torre quadrata posta sulla sinistra dell'arco d'ingresso, dall’altro, della chiesa che originariamente risultava inclusa nella cinta muraria, rimangono tracce solo nell’edificio ricostruito a poca distanza dal castello.
Da Coccorano a Biscina
Si continua in direzione Vallingegno, oltrepassando il castello di Biscina, al tempo confine tra i comuni di Gubbio e di Valfabbrica e punto fondamentale per il controllo strategico – militare, grazie alla sua posizione geografica. Biscina, già al tempo di San Francesco, fu sottoposta a numerose dominazioni, che determinarono nelle strutture fortificate continui interventi e restauri . Il prospetto generale del castello risulta alquanto irregolare, proprio per le aggiunte posteriori che spesso non hanno rispettato gli allineamenti preesistenti. Il lato nord della struttura è costituito da due torri che proteggono l'ingresso a corte, la prima a destra è la maggiore, ancora intatta e coronata da merli guelfi, mentre della seconda, a sinistra, rimane ben poco.
Da Biscina a Vallingegno
Lungo la strada si possono ammirare monumenti cardine per il francescanesimo, quali la Chiesa di Caprignone, l'Abbazia di Vallingegno e l'Eremo di San Pietro in Vigneto, tutti sorti su preesistenze pagane.
Da Vallingegno a Fassia
Quasi al termine del tragitto, si possono raggiungere quei luoghi, nei quali sorsero due ospedali: Santa Maria di Fonte Salice o Montebaroncello e Santa Maria Maddalena di Fassia. Luoghi di dolore dove si cercava assistenza e cura soprattutto per i i lebbrosi.
Da Fassia a Gubbio
Ormai in vista di Gubbio, si trovava il lebbrosario di San Lazzaro; intorno al 1240 d.C., furono costruiti la chiesa ed il convento di San Francesco, anche se in principio i francescani si erano stabiliti nella piccola chiesa di Santa Maria della Vittoria - o Vittorina.

Da Assisi a Perugia – L'incanto del sublime

Da Assisi a Perugia – L'incanto del sublime

Assisi è lo scrigno d’arte dell’Umbria e al tempo stesso il cuore della spiritualità della regione. È la città che ha dato i natali a San Francesco, patrono d’Italia e fondatore dell’ordine mendicante, e Santa Chiara, fondatrice dell’ordine delle Clarisse. I luoghi francescani sono i protagonisti di questo itinerario, centri di grande spiritualità carichi di testimonianze d’arte, come quelle raccolte nella Basilica di San Francesco a firma di Giotto, Cimabue, Pietro Lorenzetti e Simone Martini. Nel tragitto che compiremo per raggiungere Perugia incontreremo anche altri complessi monastici di grande valore storico e architettonico, abbazie benedettine come quelle di Montelabate e di San Benedetto al Subasio. Ma l’Umbria è anche terra di antichi saperi artigianali e contadini. Fare una visita nei piccoli centri di Deruta e Torgiano significa immergersi nel miglior artigianato di ceramica della regione e in uno splendido borgo medievale, terra del buon vino e del buon olio.

Assisi terra di Santi. Ancora oggi Assisi è meta di pellegrini di tutto il mondo ed è sinonimo di città della pace e della conciliazione, in virtù dell’annuale Marcia della Pace che ha superato le sue prime cinquanta edizioni. Ma Assisi è anche città d’arte: merito delle decorazioni di Giotto, Cimabue, Pietro Lorenzetti e Simone Martini, autori di un ciclo pittorico di straordinaria intensità e valore, opere di altissima fattura dedicate al cittadino più illustre, San Francesco. Assisi ha una storia antichissima. Il suo territorio fu abitato già nel neolitico e gli scavi archeologici hanno portato alla luce testimonianze di vita dell’antico popolo degli Umbri tra il IX e l’VIII secolo a.C. Come spesso è accaduto per altre cittadine umbre anche Assisi deve la sua prima urbanizzazione ai Romani che la resero colonia nel 399 a.C. con il nome di Asisium. Fu poi convertita al cristianesimo dal vescovo San Rufino, fu assediata da Federico I Barbarossa e e fu ghibellina all’epoca dei Comuni. È in questo periodo, il 26 settembre 1182, che Assisi accoglie la nascita di Francesco Giovanni di Pietro Bernardone, passato alla storia come San Francesco d’Assisi. Figlio di una famiglia benestante dedita al commercio di stoffe, nella cittadina natale ha vissuto le principali vicende della sua conversione e della sua vicenda umana. Fu nel 1205, all’interno della Chiesa di San Damiano, pregando davanti a un crocifisso, che sentì per la prima volta la voce di Cristo; nel 1208, poi, davanti alla cappella di Santa Maria degli Angeli, in occasione di una messa, ricevette dal signore l’invito a privarsi dei suoi averi e a prendersi cura dei malati e dei poveri ovunque avesse l’opportunità di farlo; fu sempre ad Assisi, nel 1225, che compose il Cantico di Frate Sole ed è nella Basilica di San Francesco che il santo riposa per sempre. Di undici anni più giovane, anche Santa Chiara, battezzata Chiara Scifi, nasce ad Assisi da una famiglia benestante, compiendo accanto a San Francesco le stesse scelte di vita, travolta dalla forza della predicazione del santo.+

Dalla Basilica di Santa Chiara alla Basilica di San Francesco. Il nostro itinerario all’interno del centro storico di Assisi parte dalla Basilica di Santa Chiara, che si raggiunge comodamente dall’ampio parcheggio Mojano, a ridosso delle mura che cingono la cittadina. Duecento metri appena ed eccoci nell’ampio piazzale della basilica i cui lavori ebbero inizio due anni dopo la morte della Santa per protrarsi fino al 1265. Su disegno dell’architetto Filippo da Campello, la basilica fu eretta sul luogo della chiesetta di San Giorgio. Nella facciata in pietra calcarea a filari bianchi e rosa e con portale gotico, la Chiesa mette in bella mostra di sé uno splendido rosone a due giri di colonnine e archetti. Affascinante la soluzione geometrica posta sul lato sinistro, tre ampi archi rampanti che conferiscono stabilità e forza all’intero impianto. L’interno ha una configurazione gotica a croce latina e un’unica navata con transetto divisa in quattro campate. La volta è ampiamente affrescata con pitture raffiguranti Santi e Apostoli. Nella cappella è conservato il crocifisso originalmente posto nella Chiesa di San Damiano che si racconta abbia parlato a San Francesco nel 1205, trasmettendogli il messaggio «Vade Francisco et repara domum mea». Usciti dalla Basilica ci dirigiamo verso destra in direzione di piazza San Rufino dove si staglia il Duomo di Assisi, eretto nel XII secolo, con la sua facciata romanica con tre rosoni e tre portali: al suo interno è ancora conservata l’originale fonte battesimale dove sono stati battezzati San Francesco, Santa Chiara e perfino Federico II di Svevia. Dal Duomo proseguiamo per via San Rufino raggiungendo così l’ampia e affascinante piazza del Comune, con la sua fontana, l’alta Torre del Popolo (del 1305) e il Palazzo del Capitano del Popolo, edificio duecentesco che sulle sue pareti mostra ancora i segni delle misure per la seta, la lana e il lino. Siamo nel centro medievale della città, luogo ideale per fare una pausa nei caffè affacciati sui portici. Affacciato sulla piazza anche il pronao del Tempio di Minerva, eretto nel I secolo a.C., incredibilmente integro nel suo impianto architettonico esterno ma nei secoli trasformato nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Percorrendo via San Rufino e successivamente via Porta Perlici ci troviamo davanti ai resti dell’ampio Anfiteatro Romano. Tornati nella piazza del Comune, l’itinerario prosegue percorrendo via Portica e via San Francesco (dove è conservata la Pinacoteca Comunale) una lunga strada sulla quale si aprono a ventaglio il Portico del Monte Frumentario, l’Oratorio dei Pellegrini, la Villa dei Maestri Comacini, e che infine ci porta davanti all’imponente Basilica di San Francesco. La costruzione iniziò due anni dopo la morte del poverello di Assisi, nell’estate del 1228, il giorno dopo che Papa Gregorio IX lo aveva proclamato Santo. La Basilica così come la conosciamo oggi è costituita da due basiliche sovrapposte, una inferiore (la prima ad essere realizzata) ed una superiore (di più recente costruzione): la scelta di organizzare gli spazi inferiori non come una semplice cripta ma come un’ampia basilica, nasce dall’idea di offrire il più sublime dei riposi a San Francesco. Entriamo dalla Basilica Superiore, che si affaccia su un ampio giardino e che dal lato sinistro offre un meraviglioso belvedere. La facciata a capanna rappresenta uno dei migliori esempi di architettura gotica italiana con un ampio rosone centrale. L’interno è a una navata con quattro campate, con transetto e abside poligonale: gli archi a sesto acuto scorrono sul nostro orizzonte visivo lungo l’intera navata, contribuendo a fornirci una visione prospettica di fuga verso l’altare. Si rimane subito incantati dalla maestosità dell’architettura, dalla luce distribuita dalle ampie vetrate e dagli infiniti colori che emergono dalle decorazioni e dagli affreschi che coprono gran parte dell’Abbazia. Il ciclo pittorico è di una rara forza espressiva e colpisce per la sua logica e rigorosità, facendosi opera pittorica e storica al tempo stesso: sono narrate storie dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, a firma di Cimabue, e dalla Vita di San Francesco per mano di Giotto. Colpisce il fatto che Giotto fu quasi contemporaneo di San Francesco e iniziò a dipingere il suo ciclo appena settant’anni dopo la morte del santo potendone così raccontare la vita. Chiudiamo la passeggiata passando per la Basilica Inferiore, attraversando in discesa l’incantevole piazza Inferiore San Francesco, con il suo affascinante colonnato, percorrendo via Giorgetti e proseguendo con la scalinata Fontebella che ci conduce alla Chiesa di San Pietro, fondata dall’ordine dei Benedettini nel X sec., con una facciata a tre porte e tre rosoni e con una significativa cappella in stile gotico. Raggiungiamo il parcheggio Mojano attraversando borgo San Pietro, via S.Apollinare e piazza Vescovado.+

L'arte sublime di Giotto e Cimabue. Nel maestoso cantiere umbro si sono avvicendate nei secoli personalità più o meno celebri della storia dell’arte ma, fra tutti, sicuramente è degno di memoria il binomio costituito da Cimabue e Giotto. Oltre ai due maestri toscani dobbiamo ricordare i nomi di Jacopo Torriti e della scuola romana, di Pietro Lorenzetti, Simone Martini, Andrea de’ Bartoli, Dono Doni, Cesare Sermei; a questi vanno aggiunte le diverse personalità senza nome che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria della chiesa francescana. San Francesco, morto il 3 ottobre 1226, espresse il desiderio di essere sepolto nella periferia di Assisi denominata Colle dell’Inferno, zona preposta alle forche destinate alla pena capitale dei malfattori. Il progetto dell’edificio che avrebbe accolto le spoglie del Poverello di Assisi prevedeva l’edificazione di due chiese sovrapposte allo scopo di soddisfare l’esigenza del culto del corpo del santo e della funzione di celebrazione eucaristica per i frati del convento. La Basilica Inferiore presenta l’ingresso incorniciato da uno splendido portale gotico. Nella Superiore troviamo una semplice facciata a capanna al centro della quale, a rompere la linearità della traslucida pietra locale di costruzione, è un rosone cosmatesco circondato, come nella tradizione umbra, dai simboli degli Evangelisti. Il tema decorativo degli affreschi del complesso francescano è incentrato sul parallelo e scambievole confronto fra la vita di Cristo e quella di San Francesco, vero testimone della fede cristiana, che ha rinunciato ai beni terreni per meglio avvicinarsi all’esperienza del Figlio di Dio. Anche se l’incontro fra Cimabue e Giotto risulta avvolto nella leggenda (il maestro che scopre il giovane e talentuoso pastorello del contado fiorentino mentre disegna una pecora su una lastra), dobbiamo piuttosto notare quanto questa unione mutò l’arte italiana nel corso di pochi decenni. All’interno del cantiere di Assisi Cimabue lasciò la sua opera più grande nella decorazione del transetto e dell’abside della Basilica Superiore, attraverso gli episodi dell’Apocalisse e la celebre Crocifissione, resa ancor più terribile e apocalittica dal deperimento chimico che ha provocato, per l’inversione dei colori, una sorta di negativo fotografico della superficie pittorica. In questi affreschi, così come nelle altre opere del celebre artista, sono ancora presenti quegli stilemi derivati dall’arte bizantina, o dei Greci, dalla quale il maestro inizia a distaccarsi, trovando poi, in Giotto, il degno prosecutore della sua opera. Giotto seppe avvicinare il divino all’umano, rendendo reale ciò che fino ad allora era sempre stato distante dall’esperienza fisica dell’uomo comune e dipingendo, intorno alla figura, uno spazio fisico sempre più verosimile, solido, un ambiente entro il quale i personaggi potessero muoversi come l’uomo medievale agiva nella propria città. Francesco è rappresentato innanzitutto come uomo e non come Santo. Il maestro di Bondone, aprendo alla nuova via dell’imitazione della natura tanto celebrata dalla critica quattrocentesca e cinquecentesca, ha saputo così affrancarsi dall’arte precedente e dar vita a quell’unicum della storia dell’arte rappresentato dalla Basilica di Assisi, degno scrigno dell’esperienza di San Francesco. Il ciclo pittorico di Giotto prevede ventotto affreschi rettangolari incorniciati in uno spazio di 270 x 230 cm.+

Luoghi Francescani fuori le mura. Sono almeno tre i luoghi francescani di grande interesse appena fuori il centro storico di Assisi: l’Eremo delle Carceri, la Chiesa di San Damiano, il Sacro Tugurio e la Porziuncola. Partiamo dall’Eremo delle Carceri, che può essere raggiunto anche a piedi uscendo dalle mura di Assisi da Porta dei Cappuccini, un lungo percorso di circa 5 km: in macchina basteranno circa venti minuti circa (verso via delle Fonti del Moiano, Largo Properzio, via Umberto I, via Santuario delle Carceri). Ciò che un tempo fu un eremo oggi è un affascinante convento costruito da San Bernardino da Siena nel 1400. Il convento nasce attorno alla grotta naturale dove tra il 1205 e il 1206 San Francesco decise di rifugiarsi per stabilire un suo intimo dialogo con il Signore; l’odierna S.Maria delle Carceri ingloba la primitiva cappella dove è possibile visitare il luogo del suo giaciglio. Racconta il biografo Tommaso Da Celano, in una versione tradotta del suo testo originale: «Alla periferia della città c’era una grotta… Francesco vi entrava, … e pieno di nuovo insolito fervore, pregava il Padre suo in segreto. Desiderava che nessuno sapesse quanto accadeva in lui là dentro e … bruciava interiormente di fuoco divino, e non riusciva a dissimulare il fervore della sua anima ». L’eremo è totalmente immerso nella fitta selva del Monte Subasio, un lecceto molto suggestivo dove leggenda vuole che gli uccellini fossero in ascolto della parola del Santo. Attorno al Convento si può procedere, immersi nella natura, in un percorso lungo il quale si possono ammirare statue in bronzo raffiguranti San Francesco: un luogo di grande fascino che ha la forza di commuovere tutti, al di là del credo religioso. Dall’Eremo delle Carceri riscendiamo a valle per raggiungere in quindici minuti circa la Chiesa di San Damiano (verso via Santuario delle Carceri, viale Giovanni XXIII, via Umberto I, via Valentin Muller, località San Rufino Campagna), niente di più distante dall’eremo appena visitato in quanto a isolamento e struttura architettonica: tuttavia questa Chiesa è profondamente legata alla conversione di San Francesco; infatti fu davanti al crocifisso contenuto all’interno (l’originale è oggi conservato nella Basilica di Santa Chiara ed è stato sostituito da una copia) che il Santo sentì, per la prima volta, la voce del Signore; e fu qui che, secondo la leggenda, San Francesco scrisse il suo Cantico delle Creature. Appena 2 km dividono la Chiesa di San Damiano dal Santuario Francescano del Sacro Tugurio in Rivotorto (verso località San Rufino Campagna, via Frate Fuoco, via Sorella Luna, via Francesca, via della Regola), il primo rifugio di San Francesco, come ricordato ancora da Tommaso da Celano, primo biografo del Santo: «Il beato Francesco era solito raccogliersi con i suoi compagni in un luogo presso Assisi, detto Rivotorto. Ed erano felici, quegli arditi dispregiatori delle case grandi e sontuose, di vivere in un tugurio abbandonato ove potervi trovare riparo (…) Era un luogo così angusto, che solo a gran fatica potevano sedersi e distendersi. Spessissimo per mancanza di pane, si nutrivano di sole rape ottenute a fatica in elemosina qua e là». Ciò che un tempo era solo un capanno coperto di frasche, conosciuto come sacro tugurio, è oggi custodito all’interno di un Santuario costruito all’inizio del XIX secolo. E infine arriviamo alla Basilica di Santa Maria degli Angeli (verso via Francesca, viale Patrono d’Italia, via Los Angeles) dove è custodita la Porziuncola, un percorso di circa nove minuti e 5 km. La nuova basilica fu costruita tra il XVI e XVII sec. La Porziuncola riveste un ruolo di grande valore per la vita monastica di San Francesco. Originariamente costruita in sola pietra da alcuni eremiti intorno al IV secolo, fu riparata dal Santo e divenne luogo prediletto di preghiera e di ritiro spirituale: fu proprio in questa piccola cappella che San Francesco perse la vita la sera del 3 ottobre 1226. La Porziuncola è oggi all’interno di una Basilica costruita tra il XVI e XVII sec. in stile barocco.+

La meraviglia Benedettina di Montelabate. Riprendiamo il viaggio per raggiungere l’Abbazia di Montelabate o Abbazia di Santa Maria di Valdiponte (via Giuseppe Emili, SS75, Bastia Umbra,Collestrada, SS33bis verso Ravenna/Ancona, Lidarno, Ponte Felcino, Bosco,Ponte Pattoli, Casa del Diavolo, strada del Piccione, strada Montelabate), un tragittodi circa trenta minuti e 30 km. Completamente circondato da abeti e dalla folta natura del colle di Montelabate, l’imponente abbazia benedettina fu erettaprima dell’anno mille, con ogni probabilità tra il IX e il X sec., in stile romanicogotico. Il severo ed elegante impianto architettonico prevede una facciata con un ampio portale e rosone, e uno splendido chiostro raggiungibile dalla cripta; l’interno ha un’unica navata con volte a crociera e ancora oggi sono presenti due ampi affreschi, una Vergine in Tronocol Bambino e una Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Battista. La storia dell’Abbazia racconta di un grande potere esercitato su tutto il territorio circostante, della presenza di monaci cistercensi a partire dal XVII sec., dell’acquisizione ad opera del marchese Medicia ridosso dell’Unità d’Italia e infine, più recentemente, della proprietà della Fondazione Gaslini di Genova. L’Abbazia di Montelabate è certamente una delle più importanti testimonianze architettoniche sacre della regione.+

Torgiano e Deruta. Prima di arrivare a Perugia abbiamodue ultime tappe da raggiungere, prima Deruta e poi Torgiano: due soste dedicate, rispettivamente, all’artigianato e ai migliori prodotti primi della tavola,l’olio e il vino. Per arrivare a Torgiano da Montelabate occorrono trenta minuti e30 km circa (verso strada del PiccioneSP 246, Casa del Diavolo, strada TiberinaNord, Bosco, SS 3 bis, Collestrada, il Sardo, SP 403 Torgiano – San Martino in Campo). Torgiano è un piccolo ma delizioso centro medievale nato come naturale espansione di un vecchio castello, un borgo posto alla confluenza del fiume Chiascio con il Tevere in un colle eccezionalmente ricco di uliveti e vigneti. E infatti olio e vino sono ancora oggi il più importante patrimonio gelosamente conservato dalla comunità: è Città del Vino (prelibati i suoi vini da invecchiamento: Docg per il Torgiano Rosso Riserva) e Città dell’Olio, a cui la società Lungarotti ha dedicato due musei, unviaggio intorno ai metodi e agli strumenti della lavorazione e al tempo stesso intorno al territorio e alla cultura contadina. Appena 10 km e arriviamo a Deruta (SP403 verso via Mario Angeloni, E45verso Casaccia, Pontenuovo, Deruta), vera e propria capitale umbra della ceramica artigianale grazie alle oltre duecento tra botteghe e società che operano nella produzione della maiolica artistica, arrivandoa coprire circa un terzo del totale nazionale. Di origini romane, Deruta acquisiscela sua competenza artigianale nel tardomedioevo mantenendola integra fino ai giorni d’oggi. Camminare per le strade del borgo significa sfilare tra piccole botteghe e spacci artigianali che espongono manufatti di ceramica colorata, ed è un vero piacere trovare angoli di dimore e palazzi storici ornati di mattonelle e cornici prodotte da artigiani derutesi: un’ampia collezione all’aria aperta è ospitata nei giardini Milizia de Magnini del centro storico. L’Ex convento di San Francesco ospita un Museo Regionale della Ceramica e una Biblioteca specializzata in storia della ceramica, che racconta opere e storia delle maestranze locali. A questo punto non resta che arrivare a Perugia percorrendo circa 20 km verso nord (E45 verso Ponte Nuovo); e sarà affascinante guardare la città al tramonto, come posata su un dorso collinare.+

Da Assisi a Cannara

Da Assisi a Cannara

Partendo da Assisi si scende verso la pianura e dopo aver attraversato la frazione di Santa Maria degli Angeli, dove si può visitare la basilica con la Porziuncola, si raggiunge Bastia Umbra.
Costeggiando il corso del fiume Chiascio attraverso i borghi di S. Lorenzo e Costano, si sale fino a Bettona; da qui attraverso la frazione di Passaggio si raggiunge in breve il paese di Cannara.

Da Gubbio ad Assisi - Il fascino mistico dell'eremitismo di montagna

Da Gubbio ad Assisi - Il fascino mistico dell'eremitismo di montagna

Il territorio che ci conduce da Gubbio ad Assisi, e che attraversa l’Oasi del Parco Naturale del Monte Cucco, l’Altopiano della Palude di Colfiorito e il Parco del Monte Subasio, è un susseguirsi di orizzonti paesaggistici tra i più maestosi della regione. Luoghi d’altri tempi e terra di badie, eremi e monasteri persi nel silenzio dell’Umbria più irraggiungibile e mistica. In questo tragitto incontriamo due città d’arte, Gubbio e Spello, e sfioriamo Assisi, dove riposeremo al termine di una lunga,ma eccezionalmente affascinante, giornata di viaggio.

L'eleganza rinascimentale di Gubbio. «Intra Tupino e l’acqua che discende del colle eletto dal beato Ubaldo, fertile costa d’alto monte pende, onde Perugia sente freddo e caldo da Porta Sole; e di retro le piange per grave giogo Nocera con Gualdo». È il sommo poeta Dante Alighieri, nell’undicesimo canto del Paradiso, a raccontare la bellezza del territorio eugubino, circondato dal corso d’acqua del Topino e dal colle intitolato alla memoria del santo patrono di Gubbio, Sant’Ubaldo, una posizione così favorevole da “far piangere” le comunità di Nocera e Gualdo Tadino. Gubbio è come un grande presepio, aggrappato alla roccia del Monte Ingino, con la sua cinta muraria che ancora oggi avvolge l’abitato del centro storico. La sua è una configurazione urbanistica tipicamente medievale ma l’aspetto architettonico riflette un gusto e un’eleganza rinascimentale su cui si innestano elementi di sapore barocco. La nostra escursione inizia da piazza Quaranta Martiri, un tempo piazza del mercato e oggi ampio spazio destinato a parcheggio e giardino pubblico, circondata dalla Chiesa di San Francesco e dai portici dell’Ospedale della Misericordia, risalente al 1326. Da piazza Quaranta Martiri iniziamo la passeggiata tutta in salita percorrendo via Picciardi fino ad arrivare nell’incantevole piazza Grande: una terrazza pensile sulla quale poggia il Palazzo Pretorio (oggi sede del Municipio) e l’imponente Palazzo dei Consoli, vero e proprio gioiello rinascimentale eretto nel 1346 su disegno dell’architetto eugubino Matteo di Giovannello, detto Gattapone. Da piazza Grande si può godere di uno dei panorami più estesi e affascinanti sull’Umbria ed è l’occasione per gettare uno sguardo sull’Anfiteatro Romano, che in verità meriterebbe una visita più da vicino. Perdersi nel dedalo delle vie di Gubbio è di un fascino sconcertante: è come passeggiare a ritroso nella storia, tra palazzi storici, residenze nobiliari, chiese gotiche, campanili, scalinate e antichi pozzi. A pochi passi dalla piazza panoramica incontriamo il Palazzo del Capitolo dei Canonici (oggi sede del Museo Diocesiano) e Palazzo del Bargello con la sua celebre fontana; è incredibilmente suggestivo vedere come sacro e profano, ovvero Duomo e Palazzo Ducale, rispettivamente del XIII e XV sec., siano affacciati l’uno di fronte all’altro, a una distanza di poco più di un metro. Per gli amanti del trekking e della natura invitiamo a continuare il percorso e percorrere la lunga via Sant’Ubaldo, immersa nel verde dei boschi del Monte Ingino, fino a raggiungere la Basilica di Sant’Ubaldo a 827 metri: il sentiero è ampio, ben mantenuto ed è un vero incanto attraversare l’imponente bosco di conifere in una bella giornata di sole. La vista dall’alto del piazzale della Basilica è imperdibile e uno spaccio in un piccolo terrazzo pensile offre un ristoro tra le nuvole. All’interno della Basilica, poi, sono conservate tre strutture in legno, meglio note come ceri, che ogni prima domenica di maggio sono portate in città per poi ritornare in Basilica il 15 maggio, dopo una lunga corsa devozionale a Sant’Ubaldo, patrono della città: è la Festa dei Ceri, un’antichissima ricorrenza pagana che coinvolge l’intera comunità. Il ritorno al punto di partenza può essere compiuto in appena sei minuti con un viaggio panoramico grazie alla Funivia Colle Eletto.+

La vocazione eremita sulle pendici del Monte Cucco. Compiuto il percorso nel centro storico di Gubbio, si procede a nord attraversando l’appennino umbro marchigiano verso il borgo di Schegge e Pascelupo (SS 298 verso via Giove Pennino, frazione Villamagna, frazione Sant’Angelo dopo Serra, località Fornace), magari dopo una breve sosta enogastronomica all’Osteria del Bottaccione (via Giove Pennino, 25), seguendo un percorso di grande fascino paesaggistico, 12 km di strada di montagna che taglia la catena dei Monti Eugubini. È in questo paesaggio che emerge in tutto il suo splendore la Gola del Bottaccione, un profondo canale venutosi a creare tra il Monte Ingino e il Monte Foce a cui è collegata una diga artificiale costruita nel Medioevo con relativo bacino di raccolta delle acque. La gola è uno dei luoghi geologici più interessanti d’Italia in virtù dell’alta concentrazione di iridio, metallo la cui massiccia deposizione nelle rocce ha fatto supporre l’impatto di un meteorite, del diametro tra i 6 e i 14 km, che sarebbe avvenuto 65 milioni di anni: non è un caso se la Gola del Bottaccione è nota anche come “Scrigno del Passato”. Il territorio che circonda la gola ospita anche due insediamenti architettonici di grande rilevanza, l’acquedotto medievale e l’Eremo di San Ambrosio, sul Monte Calvo, già abitato da eremiti nella metà del XIV secolo: il monastero, dall’impianto architettonico rinascimentale ma con elementi che rimandano alla successiva epoca barocca, sembra appeso come per magia alla parete rocciosa del Monte Foce. Proseguendo le strette del Bottaccione lungo la SS298 si giunge a 780 metri dall’altezza sul mare, al Valico della Madonna della Cima, superando il quale si arriva al passo di Scheggia. Immersi nel silenzio profondo dell’Appennino, siamo come travolti dall’incanto del Parco Regionale del Monte Cucco, oasi verde e polmone dell’Umbria (la vetta del Monte Cucco raggiunge i 1.566 metri) che raccoglie al suo interno una serie di piccoli paesi come Scheggia, Pascelupo, Costacciaro, Sigillo e Fossato di Vico. Ruscelli, faggete, piccole cascate, grotte carsiche, laghetti, pascoli e fonti minerali sono state da sempre un luogo ad alta vocazione eremitica: ne sono testimonianza l’Eremo di Monte Cucco San Girolamo, l’Eremo e la Badia dei S.S. Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli, l’Eremo e l’Abbazia di Santa Maria di Sitria e l’Abbazia Benedettina di S. Andrea. è consigliabile una visita a questi luoghi di culto, magari facendo una selezione a vostra discrezione, prendendo come base il comprensorio del Comune di Scheggia e Pascelupo, sul crinale del confine con le Marche. Occorrono circa trenta minuti per raggiungere l’Eremo di Monte Cucco (SR 360 verso frazione Ponte Calcara, località Valdorbia, Isola Fossara, Casacce, Perticaro, Pascelupo), a 661m. s.l.m.: l’eremo è straripante di forza mistica, completamente isolato e immerso in uno splendido scenario naturale e magicamente incastonato nella roccia. Costruito intorno al secolo XI, ha una struttura architettonica romanica ed è interamente in pietra: è occupato ancora oggi dagli eremiti camaldolesi. Anche la Badia dei S.S. Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli (SP 360 verso Sassoferrato) si raggiunge abbastanza facilmente, immersi in un tragitto montuoso di grande interesse paesaggistico. Di origine benedettina e costruita in pietra bianca, accecante nei giorni di sole, l’Abbazia fu fatta erigere nel X sec. Non molto distante sorge l’ennesima badia, l’Abbazia di Santa Maria di Sitria (SR-SS 360 verso Isola Fossara), fondata da San Romualdo nel 1014 con un impianto architettonico romanico-gotico. Il monastero, di piccole dimensioni, senza campanile, conserva ancora un affresco del XVIII sec. Scendendo a sud per circa 15 km da Isola Fossara verso Costacciaro, delizioso borgo al cui nome è legata una nota eremita, Sant’Agnese da Costacciaro, incontriamo i pochissimi resti dell’Abbazia di Sant’Andrea (SS 360 verso località Valdorbia, frazione Ponte Calcara, Scheggia e Pescelupo, via Flaminia), un tempo monastero benedettino del XII secolo e oggi poco più che una piccola cappella.+

Il Parco Regionale di Colfiorito. Riprendiamo il viaggio, ancora verso sud (SS3 verso Fossato di Vico, Gualdo Tadino, Nocera Umbra), per incontrare un’Umbria diversa ma altrettanto affascinante. Sono consigliate almeno due brevi soste per ritemprare corpo e spirito: una prima pausa presso la Forneria Appennino di Fossato di Vico, occasione per gustare pane e focaccia umbri, e più avanti, presso Nocera Umbra, merita una visita il Monastero di San Biagio, relais con annesso laboratorio per la produzione artigianale di birra secondo la migliore tradizione Brassicola e con un processo naturale di fermentazione e stagionatura realizzata con una selezione di prodotti primi come malti d’orzo, acqua di Nocera Umbra, luppoli e lieviti. Dopo mezz’ora circa di macchina da Nocera Umbra arriviamo in un ambiente paesaggistico diametralmente opposto da quello incontrato a Costacciaro, il Parco Regionale di Colfiorito, un’oasi pianeggiante di 340 ettari circa di cui 100 occupati da una palude. L’altopiano carsico di Colfiorito comprende sette conche lacustri ed è traboccante di vegetazione palustre e di una ricca varietà di fauna che sosta in quest’area: l’airone cenerino, il tarabuso e il germano reale. Il territorio ha fatto riemergere testimonianze di vita del III millennio a.C., a conferma del fatto che fu abitato fin dalla preistoria: ne sono a testimonianza i resti della fortificazione del Castelliere del Monte Cassicchio. Fu municipio romano e nel 217 a.C. fu teatro di un scontro tra i Romani e i Cartaginesi guidati da Annibale in occasione della II guerra punica. L’altopiano è celebre anche per le sue specialità alimentari, le lenticchie e le patate rosse, che si possono acquistare con facilità direttamente dai contadini della zona ai margini delle strade primarie e secondarie. Lenticchie, cicerchie, ceci, fagioli, farro e patate rosse provenienti da coltivazioni biologiche sono acquistabili presso l’Azienda Agricola Biologica “L’Oasi” di Silvana Prosperi (verso via del Lago, frazione Forcatura), a circa 3 km dal centro di Colfiorito. A 2 km da Colfiorito, ma dalla parte opposta a Forcatura, (SS 77 verso Serravalle di Chieti), già sul territorio marchigiano, merita una sosta il Convento di Brogliano, monastero francescano al cui interno nacque la comunità degli Zoccolanti, il cui nome risale al 1386 quando alcuni frati umbri ottennero il permesso di calzare zoccoli di legno per tutelarsi dai serpenti presenti nel territorio. Fu eretto come romitorio nel 1270. È stato recentemente restaurato ed è attualmente abitato dai Francescani Minori. +

Il Parco del Monte Subasio. Riprendiamo il nostro viaggio (SS77 verso località Casette di Cupigliolo e poi verso frazione Pisenti, Collelungo, Capodaqua, Pieve Fanonica, Valtopina) in direzione Collepino, 27 km circa da Colfiorito, un delizioso e minuscolo borgo perfettamente mantenuto con appena cinquanta abitanti, dove fa bella vista di sé una deliziosa piazzetta e un affaccio panoramico particolarmente suggestivo. Siamo ancora ad alta quota, a circa 600 m s.l.m., ma questa volta nel cuore del Parco di Monte Subasio. Collepino nacque come colonia dei boscaioli e pastori dell’Abbazia di San Silvestro di Collepino (verso via San Silvestro), a 700 m s.l.m., tra faggi, lecci e oliveti secolari. Fondato nel 1025 inizialmente come eremo da San Romualdo e successivamente occupato dalla comunità dei Camaldolesi, vi sostò anche San Francesco d’Assisi. Fu distrutta nel 1335 per volere di Paolo III perché diede ospitalità ad alcuni componenti della famiglia Baglioni, ostile al papato. Sui resti dell’antica Abbazia, nel 1972, madre Maria Teresa dell’Eucarestia ha fatto erigere un nuovo piccolo complesso architettonico conosciuto come Eremo della Trasfigurazione, ancora oggi abitato dalle Piccole Sorelle di Maria.+

L'Arte Sacra da Pintoricchio a Spello. A questo punto non rimane che scendere a valle in direzione Spello (via Subasio), percorrendo circa 6 km. Come molti borghi umbri anche Spello è incastonato nella natura, in questa circostanza sulle dolci spalle di un declivio collinare ai piedi del Monte Subasio. Di origini Umbre, Spello fu colonia e municipio romano con il nome di Hispellum: per la fedeltà dimostrata a Roma in occasione della guerra di Perugia (41 a.C.), Spello ottenne privilegi da Ottaviano Augusto e fu battezzata con l’appellativo di Splendidissima Colonia Iulia. La cinta muraria ben conservata di età romanica, che abbraccia l’intero cento storico, lascia il posto a quattro porte - la Consolare, l’Urbica, Venere e Dell’Arcea – e all’Arco di Augusto, in via Giulia. Lo sviluppo del Comune, dopo traumatiche e devastanti invasioni, barbariche prima, e successivamente, nel 1238, ad opera di Federico II, avviene in epoca rinascimentale, conferendogli un assetto urbanistico nobile e sobrio al tempo stesso. Le stradine del centro sono ben tenute e lambiscono palazzi storici, chiese e cortili prevalentemente costruiti con travertino rosa e pietra calcarea. Di straordinario interesse artistico è la Chiesa di Santa Maria Maggiore, nel cuore della cittadina, che custodisce il sublime ciclo pittorico della Cappella Bagl ioni interamente dipinto dal Pinturicchio: emergono un autoritratto dell’artista (su tre quarti e con lo sguardo rivolto al pubblico) e tre scene, tra cui l’Annunciazione, la Natività e la Disputa nel Tempio che meriterebbero, da sole, una visita in Umbria. E col Pintoricchio nel cuore proseguiamo il nostro itinerario d’arte con una visita alla collezione permanente Emilio Greco, che ospita trentotto opere tra grafiche, litografie, acqueforti, disegni e sculture in bronzo (Museo Emilio Greco c/o Palazzo Comunale | Piazza della Repubblica) così da concludere il nostro percorso salendo verso il belvedere dopo aver attraversato Porta dell’Arce: c’è una piccola terrazza affacciata sulla campagna umbra e verso il tramonto sembra che tutto si fermi e che il tempo e la vita scorrano più lentamente del solito. Se rimane un po’ di tempo a disposizione si può fare una tappa a vedere l’incantevole Villa Fidelia, complesso architettonico di grande pregio che risale agli inizi del XIX sec., con un vasto giardino all’interno e una limonaia, negli ultimi anni sede di concerti e mostre d’arte. Si è fatta sera. Imbocchiamo la SS75 e raggiungiamo Assisi.+

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